Carmagnola (TO) Portoncino del ‘600 appartenente al comune. Prima del restauro questo portone presentava delle ampie zoccolature posticce per coprire le basi fatiscenti. Anche se l’applicazione di tali zoccolature fu eseguita in modo improprio (utilizzando chiodi di 8 cm!) essa ha permesso agli elementi sottostanti di arrivare sino ai giorni nostri. D’accordo con la Soprintendenza sono state integrate le zone di base, consolidando ciò che vi era di originale. Durante la pulitura è emerso che sotto la biacca verde vi era una bellissima patina ad olio (integralmente conservata).
Il portone , di proprietà del comune di Casale Monferrato, fu oggetto di un incendio, che ha compromesso irreparabilmente le ante centrali di passaggio pedonale. Mi domando cosa fosse accaduto se si fosse trattato di un portone costruito in tempi moderni, ma ho il sospetto che si sarebbe completamente incenerito. Questo perchè il legno impiegato in origine (nel XVII sec.) era noce durame (la parte centrale e più scura del tronco) di qualità eccelsa che nell’ arco di 350 anni circa è ulteriormente stagionato indurendosi sempre di più e diventando più resistente al fuoco. Le ante centrali, carbonizzate in superfice sono state sostituite con due ante nuove. Per la loro costruzione abbiamo utilizzato un noce durame con oltre 50 anni di stagionatura. L’ intaglio dei pannelli è stato scolpito a mano. Le ante sono poi state trattate contro l’ insorgere dei tarli e smaltati in sintonia con il resto del portone. Nelle foto si vede il risultato.
Restauro di portoncino interno di grande salone aulico, epoca XVIII secolo (Castello del Valentino, Torino). Il portoncino di legno noce, a due ante, è composto da pannelli lisci nella parte di facciata ed aggettante nella parte retrostante di ca, 1,5 centimetri con profilo modanato come in uso nel XVIII secolo. Caratteristica di questi pannelli aggettanti all’ interno è che, sia questi che il telaio, risultano dello stesso spessore e quindi strutturalmente molto robusti. Le cernierature a “bandella” sono di ferro forgiato con decoro cesellato a lima e fissate con chiodi a testa a losanga ribattute all’ interno. I legni duri provenienti da zone temperate (in questo caso il noce nazionale) si induriscono ulteriormente nel tempo, garantendo al manufatto lunga durata di conservazione dopo un corretto restauro.
Il portone in oggetto ha subito notevoli modifiche strutturali in epoca passata. Probabilmente fu adattato ma non è nato per la sede attuale. Siccome l’ apertura muraria era molto più alta del portone ligneo, chi l’ ha piazzata ha posto uno schienale di cassapanca a chiusura dello spazio rimasto. In questo intervento si è deciso, con la soprintendenza e la committenza, di asportare tale elemento non coerente e di stile diverso e di alzare la porta da sotto con l’ inserimento di una adeguata base.
Marmora Cn – Chiesa S Massimo. Restauro di portone di chiesetta di vallata (epoca: 1620 circa). Si tratta di un’ottima testimonianza dell’artigianato dell’epoca nelle valli del sud Piemonte. Siamo a Marmora, piccolo comune della val Maira dove la popolazione si è adoperata per il recupero della chiesetta gotica di San Massimo. Sotto la tutela della soprintendenza, il nostro compito è stato il restauro del portone d’ingresso principale. Guardando le fotografie si nota la particolare scelta del design all’epoca della costruzione: ogni ordine di pannelli presenta un intaglio/disegno diverso. Inoltre su tutti i montanti vi sono scanalature verticali in bassorilievo ancora di ispirazione rinascimentale.
Nel restauro di queste finestre ci siamo “divertiti” a correggere le numerose svergolature (quando si storgono ad elica) delle ante per permettere la loro corretta chiusura e scongiurare il più possibile gli spifferi veramente notevoli prima del restauro, tanto che gli impiegati preferivano il policarbonato di tamponamento! Va considerato che è sempre grazie alla qualità del materiale impiegato e del tipo di costruzione (con incastri tenone/mortasa) che si possono recuperare oggi finestre che hanno 250 anni di vita. Ed è nostra convinzione che tali manufatti dureranno comunque di più di una nuova finestra, in quanto la qualità di partenza era così buona che il legno è diventato sempre più solido e stabile.
Questa porta, sita nella cappella del castello di Magliano Alfieri, fu oggetto del furto dei pregevoli pannelli seicenteschi a punta di diamante. Il telaio è stato asportato e portato nel Laboratorio dove sono state integrate le parti mancanti e si è ricomposta la struttura. I pannelli sono stati ricostruiti in noce durame e intagliati a mano sul modello ricavato da una vecchia fotografia. La porta è stata incerata con cera d’ api vergine di nostra preparazione ed è stata ricollcata nella sua sede.
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