Pregevole altare rinascimentale con colonne portanti tornite e riccamente intagliate. Atttribuito al Nigra e risalente al XVI secolo. Prima del restauro era ricoperto da una vernice bituminosa dall’ aspetto nerastro particolarmente tenace ai solventi. La pulitura di questo manufatto è stato, oltrechè un capolavoro di pulitura, un capolavoro di pazienza, in quanto ha richiesto quattro mesi.
Il restauro di questo altare rinascimentale è stato piuttosto complesso, visto il degrado in cui versava e ha visto l’ opera di abili artigiani specializzati, dal doratore-laccatore all’ intagliatore, all’ ebanista e la (preziosa) assistenza della soprintendenza. Nelle ultime due fotografie si può vedere il risultato finale.
Celata in una frazione delle Campagne cuneesi, nei pressi di Fossano, si trova una chiesetta dal contenuto insolito: un imponente altare Cappuccino del ‘700. La leggenda vuole (a detta dell’allora parroco don Dolce, ormai deceduto) che l’altare fu trafugato dalle truppe napoleoniche, durante la ritirata, da una chiesa di Fossano (forse l’attuale chiesa Francescana). Durante una pausa delle truppe, di notte, i cittadini fossanesi si reimpossessarono dell’altare trafugandolo a loro volta. Dopo la ripartenza delle truppe l’altare venne sistemato nell’attuale sede. La sistemazione, che sarebbe dovuta essere provvisoria, fu invece definitiva. Il restauro ha rivelato una spettacolare policromia di legni. Le parti chiare sono lastronature di radica di olmo applicate su una base di noce.
Il restauro di questo altare rinascimentale è stato piuttosto complesso, visto il degrado in cui versava e ha visto l’ opera di abili artigiani specializzati, dal doratore-laccatore all’ intagliatore, all’ ebanista e la (preziosa) assistenza della soprintendenza. Nelle ultime due fotografie si può vedere il risultato finale.
All’ inizio il parroco era indeciso se sostituire i banchi antichi con nuovi banchi. Dopo le dovute considerazioni ha poi deciso per il recupero di quelli antichi (XIX sec), affrontando quasi la metà della spesa rispetto ai nuovi. Ribadiamo inoltre che la qualità del legname impigato all’ epoca (noce durame) è inimitabile ai giorni nostri. Questi banchi saranno usufruibili ancora per secoli. E quelli nuovi?…
Nella seconda metà del XX secolo, la bussola fu completamente smontata, senza alcun tipo di mappatura, e immagazzinata presso i locali della chiesa. Ai giorni nostri, in occasione del restauro architettonico dell’edificio, la bussola ci è stata affidata per il restauro e le modifiche necessarie per il nuovo livello del pavimento. Il restauro è stato eseguito sotto la sorveglianza della Soprintendenza.
Pregevole ed imponente bussola lignea d’ ingresso della chiesa parrocchiale SS. Gallo e Nicolò, costruita in legno noce nella seconda metà del XVIII sec. Prima del restauro il manufatto era ricoperto da vernice tipo flatting scuritosi (non uniformemente) col tempo a causa dei fumi di candela che non lasciava vedere il legno e gli intarsi sottostanti. Inoltre il funzionamento delle ante era difficoltoso a causa dei fisiologici cedimenti per una struttura così pesante. Finitura a cera d’ api (di nostra diretta preparazione, secondo antica ricetta).
Neive – CN – Chiesa parrocchiale: Restauro di tabernacolo ligneo finemente intagliato, laccato, dorato e dipinto con motivi religiosi. Anche se non esistono testimonianze scritte, tale manufatto si potrebbe far risalire alla bottega del saviglianese Pietro Botto, ebanista presso la Real Casa, operante in queste zone del Piemonte nel XVII secolo. Una cartella intagliata riporta la cifra “1644”.
In questo caso il manufatto era particolarmente infestato da insetti xylofagi (tarli) e vi erano letteralmente milioni di fori dei tarli. Con la Soprintendenza si è deciso di stuccarli, in modo da dare una continuità di lettura al manufatto. Inoltre va ricordato che i tarli, dopo che si sono trasformati in farfalline, prediligono il loro foro d’ uscita per deporre le uova (un po’ come le rondini, che riconoscono il loro nido seppur in una metropoli…).
A detta del sacrestano, su tale pregevole coro ligneo vi è piovuto sopra per almeno trent’ anni a causa di perdite dal tetto. Quando lo abbiamo visto la prima volta il coro si presentava piuttosto disastrato: gran parte della lastronatura e dei filetti erano scomparsi e la struttura portante accusava gravi cedimenti. E stata un’ avventura la ricerca dei legni adeguati da utilizzare per la ricostruzione delle parti nuove. Nel particolare si trattava di ulivo per lo sfondo e noce scuro per i filetti. Dopo molte ricerche si è trovato, in Sardegna, l’ ulivo ideale.
Questo intervento è senz’ altro uno dei più prestigiosi eseguiti dalla nostra ditta. Tale coro, costruito alla maniera certosina (1507-1512)e attribuito a Bernardino Fossati è un capolavoro esecutivo e reca intarsi sui pannelli che formano disegni in cui si fa largo uso della prospettiva e del punto di fuga da poco riscoperti.
Non solo ci occupiamo di opere d’ arte di levature notevoli, ma anche di strutture più modeste ma non per questo meno importanti. Infatti, cori come questi sono la testimonianza dei metodi lavorativi nelle campagne cuneesi nel XVIII secolo, e vanno conservati con la medesima cura dei manufatti più rinomati.
Il coro risale al XV secolo ed originariamente si trovava nell’ abbazia di Staffarda (CN). Fu donato dai Savoia Vs la metà del XIX sec alla chiesa di Pollenzo e fu incaricato l’ ebanista Gabriele Capello (detto il “Moncalvo”) dell’ adattamento. Fu un capolavoro di trasformazione strutturale, visto che nella sede originaria il coro aveva pianta rettangolare, mentre nella nuova sede la pianta è semicircolare. Avanzarono due stalli attualmente conservati a Palazzo Madama a Torino. Tale coro è una preziosa e rara testimonianza dello stile gotico in Piemonte.
Tale coro risale alla XVI sec e si trova nella chiesa di S. Agostino a Carmagnola. Costruito in legno noce e ricco di intarsi e simboli “esoterici” quasi non visibili prima della pulitura. Tra le curiosità, in una mensolina è intarsiato un volto con “occhiali”. La parete a sinistra del coro fu scostata dal muro in quanto su questo erano emersi degli affreschi gotici, attualmente visibili.
Ottimo e prezioso esempio dell’ arte gotica nel basso Piemonte. Del coro non rimaneva altro che la boiserie parietale, e a sua volta presentava numerose rotture e lacune. Sono state integrate le parti mancanti con integrazioni assolutamente reversibili. Durante il restauro si è collaborato con il dipartimento “casa-città” del Politecnico di Torino, in particolare per la parte diagnostica, avvalendosi della spettrografia ad infrarossi per monitorare lo stato delle fibre all’ interno del legno. Si è visto con sorpresa che le parti di noce durame, non attaccate dai tarli, avevano sviluppato una particolare durezza (in seguito alla stagionatura naturale di quasi CINQUE secoli!), presagendo buone prospettive per la conservazione futura.
La pulitura dalle cere annerite presenti prima del restauro ha richiesto notevole pazienza e manualità e si è riusciti a conservare integralmente le prime stesure di cera originali. La scala di accesso, seppur non più utilizzata, è stata consolidata strutturalmente. Questo pregevole pulpito, in legno noce durame, è una delle più preziose testimonianze dell’ artigianato locale nel periodo gotico ed è visitabile presso l’ Abbazia di Staffarda a poca distanza da Saluzzo.
Prima del Restauro il Pulpito era estremamente tarlato, tanto da metterne in dubbio la recuperabilità da parte degli “addetti ai lavori”. Inoltre era ricoperto da una vernice bituminosa nerastra. Tale pregevole manufatto è comunque stato restaurato (sul posto) non senza qualche difficoltà, ma il risultato ha dimostrato che con la tenacia, la competenza e la collaborazione di validi esperti si possono recuperare preziose testimonianze artistiche che altrimenti scomparirebbero nel giro di pochi decenni.
Alcuni particolari prima del restauro e a pulitura effettuata. L’ asportazione della vecchia vernice bituminosa è stata un’ operazione particolarmente delicata, dato che in alcuni punti la consistenza del legno sottostante era fragile. Con estrema pazienza siamo comunque riusciti a recuperare l’ antica patina
A Saluzzo (Cn) presso la chiesa di S. Ignazio si trova questa importante sacrestia del XVIII secolo. Prima del restauro il manufatto si presentava in discreto stato di conservazione, grazie soprattutto al legno impiegato (noce) di ottima qualità e alla precisione degli incastri. Accusava comunque dei cedimenti strutturali, alcuni anche gravi, e le ante ed i cassetti erano di difficile funzionamento a causa sia di rigonfiamenti che di imbarcamenti eccessivi dei fondi (in pioppo) dei cassetti e delle “pianete” (sorta di cassetti molto profondi, senza sponde, su cui venivano posati i paramenti sacri dei sacerdoti). Grazie alla nostra pressa è stato possibile raddrizzare i ripiani storti che impedivano lo scorrimento dei cassetti. Sotto la sorveglianza della Soprintendenza si è deciso di conservare integralmente la ceratura ancora presente sotto strati di polvere.
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